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 L'opinione dell'AIE

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Madeleine
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MessaggioOggetto: L'opinione dell'AIE   Lun Mar 16, 2015 12:38 am

Allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non esiste una cura definitiva per l’endometriosi, che rimane una malattia cronica, anche se molti progressi sono stati fatti e, sicuramente, rispetto al passato, viene offerta la possibilità di una migliore qualità di vita.
Quando si parla di “cura non definitiva per l’endometriosi” ci si riferisce alla non disponibilità di terapie (mediche o chirurgiche) che possano risolvere per sempre il problema, facendo “scomparire” la malattia e le sue lesioni.
Le terapie possibili, ad oggi, sono mirate al controllo della progressione della malattia, alla riduzione della probabilità di recidiva (per esempio dopo gli interventi chirurgici) e soprattutto ad alleviare i sintomi, cioè a contenere il dolore nelle sue varie manifestazioni e/o a contrastare l’infertilità.

La chirurgia

Il trattamento chirurgico, che prevede l’asportazione delle lesioni endometriosiche, è generalmente eseguito con la tecnica laparoscopica, relativamente poco invasiva, da eseguirsi in anestesia totale. Grazie alla pratica di tre o quattro piccoli buchi, uno a livello dell’ombelico, uno a livello dell’attaccatura dei peli pubici e uno o due laterali, viene inserito uno strumento a fibre ottiche che permette al chirurgo di vedere, ingrandita sullo schermo di un monitor, la cavità peritoneale. Per poter lavorare meglio, è necessario che sia insufflata dell’anidride carbonica, un gas che tiene disteso l’addome e permette una migliore esplorazione degli organi.
La tecnica laparotomica, che prevede il taglio dell’addome, è ormai utilizzata raramente dato che comporta un’invasività maggiore con conseguenti periodi di degenza in ospedale e di convalescenza più lunghi.

La chirurgia inoltre mira sempre di più alla conservazione di utero, ovaie e tube in modo da mantenere sia la possibilità di avere figli sia la copertura ormonale offerta dalle ovaie; quest’ultima infatti risulta importante per la salute della donna non soltanto sul piano della fertilità, ma per la salvaguardia dello scheletro, dell’apparato cardiocircolatorio ecc. Infatti, la menopausa prodotta dall’asportazione delle ovaie causa gli stessi effetti collaterali della menopausa fisiologica raggiunta per età. Peraltro, l’isterectomia (asportazione dell’utero) e l’annessiectomia (asportazione degli annessi cioè di ovaie e tube) sono ormai raramente praticate, anche perché gli studi hanno permesso di comprendere come l’asportazione di questi organi non garantisca necessariamente un miglioramento dei sintomi dolorosi in tutti i casi.

Il trattamento medico

Un primo livello di trattamento farmacologico si ottiene assumendo antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS) che esplicano un’azione antidolorifica per affrontare il dolore nel momento in cui esso si manifesta.
I farmaci però che hanno una maggiore efficacia nel contenimento del dolore sono di tipo ormonale, fondamentalmente i preparati estroprogestinici (la pillola) o i progestinici (molecole simili al progesterone prodotto fisiologicamente) da assumersi per lunghi periodi di tempo. Essi permettono di mantenere basso il livello di estrogeni nel sangue (stato ipoestrogenico): infatti gli estrogeni stimolano le lesioni endometriosiche causando il dolore.
L’assunzione della pillola avviene preferibilmente in continuo, cioè senza la sospensione mensile, per evitare quel sanguinamento che, contrariamente a quanto in genere si ritiene, non può considerarsi una mestruazione. Infatti dato che l’estroprogestinico blocca l’ovulazione si tratta soltanto di un sanguinamento dovuto al cambiamento ormonale determinato dalla sospensione del farmaco. Pertanto, la scelta di mantenere la sospensione è psicologica, per lasciare alla donna la consuetudine alla ciclicità culturalmente da sempre ritenuta in stretta connessione con l’idea di femminilità.
I preparati estro progestinici e progestinici oltre che nel controllo della sintomatologia dolorosa (efficaci nel 75% circa dei casi) sono molto utili nel controllo della recidiva della malattia. Studi scientifici recenti hanno infatti evidenziato come l’assunzione della pillola o del progestinico subito dopo un intervento chirurgico per endometriosi riduca in maniera sostanziale l'alto rischio che la malattia si ripresenti e che ci si debba sottoporre, magari dopo qualche anno, ad un altro intervento.
Per periodi brevi ed in casi selezionati, dati i pesanti effetti collaterali che causano, si possono usare anche altri tipi di farmaci a base ormonale come ad esempio gli analoghi dei GnRH, cioè molecole analoghe all’ormone di rilascio delle gonadotropine ipofisarie, in grado di determinare un silenziamento dell’attività ovarica con conseguente sospensione della produzione di estrogeni. Producono sostanzialmente un effetto simile a quello della menopausa, motivo per il quale la loro somministrazione deve essere attentamente valutata.

La gravidanza è una terapia?

La gravidanza e l’allattamento determinano un clima ormonale a basso livello di estrogeni perciò è possibile che producano una remissione temporanea della sintomatologia. Poiché, inoltre, si pensa che l'insorgenza di sterilità diventi più probabile con il perdurare della malattia, spesso si consiglia alle donne con endometriosi di "avere una gravidanza" il più presto possibile. Tuttavia questa modalità "terapeutica" presenta numerosi problemi. Forse la donna non ha ancora deciso se avere figli o meno, sicuramente una delle decisioni più importanti della vita. Potrebbe non disporre degli elementi fondamentali (partner, mezzi finanziari, ecc.) per portare avanti una gravidanza e per crescere dei figli. Inoltre, l’eventuale effetto benefico di gravidanza ed allattamento si esaurirebbe con la loro conclusione e il ritorno degli estrogeni a livelli normali riporterebbe la donna in una condizione di stimolazione delle lesioni endometriosiche presenti, con ripresa della malattia.



Credits: http://www.endoassoc.it/LAMALATTIA/Terapie.aspx
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