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 Invalidità e tutela

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Madeleine
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MessaggioTitolo: Invalidità e tutela   Lun Mar 16, 2015 1:02 am

Premessa

A seguito di richiesta dell'Associazione Italiana Endometriosi che ha inoltrato i quesiti più frequenti delle donne affette da tale disturbo, essendo la problematica complessa e meritevole di molta attenzione, si è pensato a una trattazione più organica rispetto alla mera risposta ai quesiti.
Preziosa è stata, nella stesura del testo la collaborazione di Gianpaolo Torchio - Referente Servizi Legge 68/99 Provincia di Monza e della Brianza e di Cristiana Brambilla - medico legale Responsabile Sanitario Regionale INCA CGIL, che ringrazio sentitamente.
Non si entrerà nel merito degli aspetti clinici specialistici, ma ci si soffermerà su quelle che sono le prassi correlate alla specifica professionalità del medico del lavoro.
Oltre agli aspetti inerenti alle attività lavorative e alle giustificabili rivendicazioni sociali, le donne affette da endometriosi sollevano comprensibili problematiche rispetto alle difficoltà procreative e alla maternità. Si ritiene, a buon senso, che l'impatto globale della scelta di un’eventuale fecondazione assistita o di altre simili – seppur molto rilevanti – non rientrino in quanto tali e in prima istanza nel campo della medicina del lavoro e della medicina legale, né tra le problematiche da affrontare a cura degli Enti che gestiscono le procedure per gli avviamenti lavorativi mirati ex L.68/99.


Lo stato di invalidità civile, lo stato di handicap, l'esenzione dal ticket e le capacità lavorative

Lo stato di invalidità civile

Definizione

Lo stato di invalidità civile, nell'ambito delle Commissioni Invalidi Civili e della medicina legale, è riferito a soggetti con minorazioni congenite o acquisite (compresi gli esiti permanenti di infermità fisiche, psichiche e/o sensoriali che comportano un danno funzionale permanente), la cui capacita' lavorativa (‘generica’ e ‘astratta’ e stabilita e valutata soltanto per soggetti in età lavorativa) sia ridotta di almeno 1/3 o che, se i soggetti sono minori di 18 anni, abbiano difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età.
Gli accertamenti relativi all’invalidità civile vengono effettuati, su richiesta dei cittadini, dalle Commissioni di Prima Istanza per l’Invalidità Civile presso le Aziende Sanitarie Locali per verificare e definire:
a) sussistenza dei requisiti per il riconoscimento di invalidità civile, cecità civile, sordità
b) in alternativa, per i minori, sussistenza dei requisiti fisici per il diritto alla indennità di frequenza
Contestualmente, alle Commissioni può essere richiesto di esprimersi rispetto a:
c) stato (situazione) di handicap (ex L.104/92) riferito a:
1) natura e consistenza di minorazione,
2) difficoltà del portatore di handicap,
3) necessità di intervento assistenziale permanente
4) capacità complessiva individuale residua
d) riconoscimento di disabilità (ex L.68/99 “norme per il diritto al lavoro dei disabili”) attraverso una analisi funzionale della persona orientata ad individuare le potenzialità occupazionali.

Modalità di richiesta

La persona che intende avviare le pratiche per il riconoscimento dell'invalidità civile si consulta, in prima istanza, con il suo medico curante, circa la sua patologia e l'entità di questa (se, cioè, ad avviso del medico questa sia meritevole di riconoscimento da parte della Commissione per l'Invalidità Civile) e chiede a questo il supporto per l'avvio della domanda.
Dal 1° gennaio 2010, la domanda volta ad ottenere i benefici in materia di invalidità civile, handicap e disabilità deve essere inoltrata all'INPS anziché alla ASL, esclusivamente per via telematica (on line) collegandosi al sito www.inps.it e accedendo all'applicazione InvCiv2010, anche attraverso il supporto di un patronato abilitato.
L'inoltro della domanda prevede l'assegnazione di un PIN che il cittadino può utilizzare sia per presentare la domanda sia, successivamente, per verificare lo stato della propria richiesta. Il nuovo sistema organizzativo e procedurale si ispira al principio della trasparenza; la gestione telematica consente infatti la tracciabilità delle domande, durante tutte le fasi del procedimento.
Il cittadino che intende presentare domanda per il riconoscimento dello stato di invalidità civile, handicap e disabilità deve:
- Recarsi da un medico abilitato alla compilazione telematica del certificato medico che attesti le infermità invalidanti. Una volta compilato il certificato on line a cura del medico (certificazione non in convenzione col SSN e quindi soggetta a pagamento), la procedura genera una ricevuta che il medico dovrà stampare e consegnare al cittadino. La ricevuta reca anche il numero di certificato che il cittadino dovrà poi riportare nella domanda (il cittadino ha 90 giorni per presentare la domanda). Il medico provvede alla stampa e al rilascio del certificato medico firmato in originale che il cittadino dovrà comunque esibire all'atto della visita.
- Richiedere il PIN personale oppure, più semplicemente, rivolgersi a un Patronato abilitato che, gratuitamente, provvederà all’inoltro della domanda.
- Con il PIN personale, il cittadino può presentare la domanda on line accedendo alla procedura disponibile sul sito dell'Inps. Per redigere la domanda bisogna compilare il modello on line con i dati anagrafici, abbinare ad esso il numero di certificato (compilato precedentemente dal medico), entro 30 giorni dal rilascio del certificato stesso. In caso di delega al Patronato, questo provvederà automaticamente a tutte le procedure di avvio della domanda.
A buon senso, si consiglia alle donne affette da endometriosi, di prendere atto del consiglio del medico curante e dello specialista ginecologo che le segue in merito sia all'entità della patologia sia all'opportunità di avviare la pratica del riconoscimento della invalidità civile, creandosi magari delle aspettative che possono rimanere deluse (non per un giudizio troppo restrittivo della Commissione bensì per i vincoli e i limiti della attuale normativa che regola la materia) e distogliendo l'attenzione da richieste e obiettivi che, nel proprio ambiente di lavoro, potrebbero tutelarle maggiormente, come di seguito sarà descritto.

Come viene valutata: i criteri e i benefici per gli utenti

I criteri di valutazione utilizzati dalla Commissione Medica della ASL sono relativi ai compiti di: accertare la minorazione e la causa invalidante; valutare il grado minorazione; valutare se la minorazione possa essere ridotta con idoneo trattamento di riabilitazione; valutare la necessità o l'opportunità di accertamenti psico-diagnostici ed esami attitudinali.
Dal 2010, tutto il processo di riconoscimento delle certificazioni di invalidità è governato da INPS che ne gestisce le fasi preliminari e successive alla valutazione della Commissione presso l’ASL: dalla ricezione delle domande, fino all’emissione finale delle certificazioni.

Criteri generali a cui si attengono le Commissioni di Prima Istanza per l'Invalidità Civile

Accertamenti diagnostici
Infermità vanno accertate da indagini cliniche, strumentali e di laboratorio, per determinare l'entità delle conseguenze anatomo-funzionali permanenti e invalidanti in atto
% riduzione Capacità Lavorativa
La sua determinazione si basa su: a) entità di perdita anatomica o funzionale, totale o parziale, di organi o apparati b) possibilità o meno di applicazione di protesi che garantiscono in modo totale o parziale ripristino funzionale di organi o apparati lesi c) importanza rivestita in un’attività lavorativa dell’organo o apparato sede di danno anatomico o funzionale
Tabella % invalidità
Valutazione del grado di invalidità si basa su tabelle indicative delle % di invalidità per minorazioni e malattie invalidanti (D.M. 5/2/1992)
Minorazioni concorrenti coesistenti
In caso di concorso o coesistenza in uno stesso soggetto di più minorazioni, il danno globale non è valutato addizionando i singoli valori percentuali ma è considerato nella sua incidenza reale sulla validità complessiva del soggetto con una “formula ‘a scalare’ (riduttiva) per le menomazioni coesistenti (che cioè non incidono sullo stesso sistema organo-funzionale) e con un criterio più favorevole (finanche pari quasi alla somma delle singole %) per le menomazioni concorrenti (che cioè incidono contemporaneamente in senso reciprocamente aggravativo sullo stesso sistema organo-funzionale)”
Minorazioni irrilevanti
Non si considerano i danni funzionali meno rilevanti a organi, sistemi, apparati non in stretta correlazione funzionale (tra 0 e 10% e altre indicate in tabella % invalidità, non concorrenti tra loro o con altre minorazioni comprese in fasce superiori, come da art.5 D.Lgs.509/88)

Benefici in relazione alle percentuali di invalidità civile per soggetti tra i 18 e i 65 anni, in sintesi

Sotto il 34%
Stato di non invalidità civile.
Uguale o superiore a 34%
Concessione gratuita di ausili protesici, limitatamente alle patologie indicate nel verbale di invalidità; per la concessione di ausili protesici si richiede che patologia che rende necessario ausilio sia indicata nella diagnosi del verbale.
Superiore a 45%
Iscrizione alle liste del collocamento mirato (Legge 68/99).
Uguale o superiore a 50%
Congedo straordinario per cure di 30 giorni/anno non cumulabili con il periodo di comporto, se previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL).
Uguale o superiore a 67%
Esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria (esclusa quota fissa), (ticket per visite specialistiche, esami ematochimici e diagnostica strumentale). Tessera regionale di libera circolazione, con tariffa agevolata, con limite ISEE pari o inferiore a €16.000.
Uguale o superiore a 74%
Concessione di Assegno Mensile di Assistenza; l'invalido riconosciuto almeno al 74% prima dei 65 anni, mantiene la prestazione anche dopo il compimento dell'età; questa, però, viene trasformata d'ufficio dall'INPS in Assegno Sociale, se non supera il limite di reddito previsto per le prestazioni di invalidità civile: limite che varia a seconda che il soggetto sia invalido parziale o invalido totale. Nel 2013 l’INPS corrisponde 13 mensilità di €275,87, solo se reddito personale del 2012 è stato inferiore ad € 4.738,63; a lavoratori viene riconosciuta maggiorazione contributiva valida a fini pensionistici di 2 mesi per ogni anno in cui ha effettivamente lavorato dal momento in cui è stata riconosciuta invalidità maggiore del 74%; tale maggiorazione non può superare 5 anni.
Dal 01.01.82 questo Assegno è incompatibile con la titolarità di altre pensioni di invalidità erogate da Assicurazione generale obbligatoria per vecchiaia, invalidità e superstiti, anche nella gestione speciale per artigiani, commercianti e coltivatori diretti; dal 01.01.91 è incompatibile anche con qualunque trattamento pensionistico erogato per invalidità da causa di guerra, di lavoro o di servizio; il titolare può optare per trattamento più elevato;
L’Assegno Mensile di Assistenza non è reversibile.
Per chi supera 65 anni è previsto assegno sociale INPS.
Pari a 100%
Esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria e anche dalla 'quota fissa' (esenzione da ticket farmaci); limite di reddito per concessione di Pensione di Inabilità (Invalidi Civili Totali), 13 mensilità di € 275,87, è di € 16.127,30; con i commi 5 e 6 dell’art.10 del Decreto-Legge 28.06.13, n.76 (G.U. n. 150 28/06/13), coordinato con Legge di conversione 09.08.13, n.99 (G.U. n.196 del 22/08/13), è stato stabilito che limite di reddito è quello personale. Per Pensione di Inabilità non esistono incompatibilità con altri trattamenti pensionistici erogati per invalidità da causa di guerra, di lavoro o di servizio.
Anche la Pensione di Inabilità non è reversibile.
Tessera di libera circolazione gratuita.
Fornitura gratuita ausili e protesi previsti da nomenclatore nazionale.
Collocamento obbligatorio se presente capacità lavorativa residua.
100% con accompagnamento
Questa è concessa a persona incapace di deambulare senza aiuto permanente di accompagnatore o con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere autonomamente atti quotidiani della vita; prevede concessione gratuita di ausili protesici, esenzione dal ticket per farmaci, visite specialistiche, esami ematochimici e diagnostica strumentale, corresponsione da INPS di Indennità di Accompagnamento di Euro 499,27 per 12 mensilità (2013).
Viene erogata indipendentemente da età e da redditi di soggetto interessato, purché titolare non sia ricoverato in istituto a titolo gratuito con retta interamente a carico di un ente pubblico; è incompatibile con altri benefici economici simili erogati per causa di guerra, lavoro o servizio; è indipendente da reddito posseduto; è compatibile con lo svolgimento di una attività lavorativa; può essere compatibile con titolarità di una patente speciale; viene erogata anche a detenuti; non è reversibile.
Per chi supera i 65 anni c'è l'assegno sociale dell'INPS.


La valutazione del punteggio di invalidità civile è regolata dalle Tabelle di cui al Decreto Ministeriale del 05.02.1992, in questo sono previsti e indicati alcuni quadri patologici ben definiti e per quelli non espressamente descritti (anche in considerazione all'anno di emanazione del Decreto) si ricorre al cosiddetto 'criterio di affinità', in relazione ai quadri patologici, ai sintomi e ai segni presentati dal soggetto richiedente l'invalidità civile.
In relazione alla percentuale di invalidità civile e all'avviamento mirato, nella tabella è indicata la percentuale dl 46% come la minima attraverso la quale è possibile accedere al collocamento mirato, qualora il soggetto è disoccupato; mentre questa sale al 60% se il soggetto è già assunto e chiede di essere computato nella 'quota di riserva' del proprio datore di lavoro (si veda in proposito quanto nella L.68/99, che definisce questi concetti).
In relazione all'esperienza clinica e alla medicina legale e per definire una "capacità lavorativa generica e astratta", ad ogni voce della tabella (patologia) viene attribuito un punteggio, per alcune voci fisso e per altre con un minimo e un massimo, da utilizzare in relazione alla gravità della patologia rilevata, discusso dai membri della Commissione e approvato dal Presidente di questa.

Il citato D.M. 05.02.92 nulla prevede sull’endometriosi. L'Atto del Governo sottoposto a Parere parlamentare n.507 “Schema di Decreto Ministeriale concernente l'approvazione delle nuove tabelle indicative delle percentuali di invalidità per le menomazioni e malattie invalidanti”, trasmesso alla Presidenza del Senato il 3.10.2012 e curato dalla senatrice Laura Bianconi, non è stato approvato.

La nuova tabella proponeva, per l'endometriosi localizzata, l'utilizzo della classificazione della American Society for Reproductive Medicine (ASRM) che prevede quattro diversi stadi differenziati in base alla diffusione locale della malattia:
stadio I o endometriosi minima,
stadio II o endometriosi lieve,
stadio III o endometriosi moderata,
stadio IV o endometriosi severa o grave”, con le seguenti voci tabellari:

617.0 1 ENDOMETRIOSI STADIO I e STADIO II 10 %
617.2 2 ENDOMETRIOSI STADIO III e STADIO IV 11 - 20%
617.0 3 ENDOMETRIOSI STADIO III e STADIO IV con COMPLICANZE 21 - 30%

Le percentuali sono piuttosto basse e, da sole, non danno diritto ad alcun riconoscimento, a meno che - in casi di particolare gravità (stadio IV) con complicanze, si voglia applicare la possibilità prevista dal D.M. 05.02.92 di aumentare di 5 punti % il valore di Tabella quando la patologia menomante presenti particolare incidenza sull’attività lavorativa svolta dall’interessato. Letteralmente il DM recita: “…con possibilità di variazioni in più del valore base, non superiori a cinque punti di percentuale, nel caso in cui vi sia anche incidenza sulle occupazioni confacenti alle attitudini del soggetto (capacità cosiddetta semispecifica) e sulla capacità lavorativa specifica”.

Il ricorso avverso il giudizio della Commissione Invalidi Civili

In ogni caso, al temine dell'iter, qualora la persona ritenga di avere ricevuto una valutazione insufficiente (% bassa o comunque non condivisa), può fare ricorso avverso il giudizio della Commissione di Prima Istanza ratificato dall'INPS, adendo all'Autorità Giudiziaria (il Tribunale del Lavoro competente per territorio) entro e non oltre 6 mesi dalla data di comunicazione del provvedimento emanato in sede amministrativa (ricevimento del verbale presso il suo recapito indicato nella pratica). Questo percorso ha un costo per la persona che ricorre, sia in termini economici che di tempo. I costi possono essere ridotti ad un semplice contributo spese rivolgendosi a un Patronato, ma bisogna considerare pure che, in caso di esito non favorevole, il Giudice potrebbe condannare la persona che ricorre al pagamento delle spese del consulente medico nominato dal Tribunale stesso.
Valutando di volta in volta il caso, si può scegliere se è meglio inoltrare causa o ripresentare, dopo almeno sei mesi dalla ricezione del verbale di invalidità civile, una nuova domanda di aggravamento, corredandola di ulteriore documentazione clinica e facendosi assistere da un medico di fiducia, al momento della nuova seduta della Commissione Invalidi Civili.


Lo stato di handicap

Definizione
Menomazione
Perdita o anormalità a carico di una struttura o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica
Handicap
Limitazione o perdita della capacità di compiere un’attività nel modo o nell’ampiezza considerati normali per un essere umano
Disabilità
Condizione di svantaggio conseguente ad una menomazione e a un handicap che in un certo soggetto limita o impedisce la vita di relazione


L’International Classification of Functioning Disability and Health (ICF) adottata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2001 evidenzia gli aspetti propositivi in merito alla problematica dei soggetti con disabilità e valorizza la condizione del singolo individuo in relazione all’ambiente che lo circonda e di cui egli fa parte. Il rovesciamento dei termini ‘in positivo’ adottato da questa classificazione (funzioni, strutture, attività e partecipazione anziché impedimenti, disabilità e handicap) è l’indice di una nuova attenzione alle parole, non tanto per un fatto estetico o formale, ma perché nelle parole è contenuto il modello operativo a cui si fa riferimento.
Il centro e il punto di partenza è la persona, l’individuo relativamente handicappato o ”con disabilità”. L’handicap o disabilità è un fatto relativo e non un assoluto, al contrario di ciò che si può dire per il deficit. In altri termini: un’amputazione non può essere negata ed è quindi assoluta; lo svantaggio (handicap o disabilità) che ne deriva è invece relativo alle condizioni di vita e di lavoro in cui la persona si trova. Esso, con i corretti accorgimenti e adattamenti, può essere diminuito fino ad essere annullato, oppure, al contrario, in un contesto ostile e non adatto, può divenire totalmente inabilitante. Negli ultimi anni, al termine handicap si è progressivamente sostituito il termine disabilità. Ma ciò che qui interessa non è la questione linguistica e terminologica, bensì la fondamentale differenza tra la menomazione e il deficit, che sono propri della persona, e l’handicap o la disabilità, che sono sempre una conseguenza di come l’ambiente interagisce con questi aspetti dell’individuo.
Dal punto di vista normativo, per stato di handicap si intende quello dal quale è affetta una persona con minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione, di integrazione lavorativa e che determina / può determinare uno stato più o meno grave di svantaggio sociale e di emarginazione.
Sussistono le condizioni descritte all'art. 3, comma 1 della L.104/92 (handicap non in condizione di gravità) quando la persona “presenta una minorazione fisica, psichica, o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione“.
Sussistono le condizioni di cui all'art.3, comma 3 (handicap in condizione di gravità): "qualora la minorazione, singola o plurima abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazioni di gravità". I benefici comunemente associati alla L.104/92, come i permessi lavorativi per esempio, vengono concessi soltanto quando le viene riconosciuto lo stato di handicap in condizione di gravità (l’art.3 comma 3).
Più nel dettaglio, l’handicap in 'situazione di gravità' prevede che il lavoratore direttamente interessato o i parenti non necessariamente conviventi fino al secondo (e in alcune condizioni fino al terzo) grado possano:
-  avere permessi retribuiti di 3 giorni (interi o frazionati in ore) ogni mese
-  scegliere, ove possibile, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio (l’inciso “ove possibile” indica che si tratta di un interesse legittimo, ma non di un diritto soggettivo insindacabile)
- rifiutare il trasferimento senza consenso ad altra sede (questo si configura invece come un vero e proprio diritto soggettivo)
- avere il contrassegno invalidi (arancione) quando ve ne sono le condizioni

Modalità di richiesta

La persona che ritiene di potere ottenere i benefici previsti dalla L.104/92, in relazione al suo stato di handicap più o meno grave, può avviare le relative pratiche, meglio se contestualmente a quelle per il riconoscimento dell'invalidità civile e/o del suo aggravamento. L'iter e le procedure sono assimilabili a quelle descritte per la richiesta dell'invalidità civile.

L'esenzione dal ticket per patologia

Le modificazioni e integrazioni che nel tempo hanno meglio definito il Decreto Ministeriale n.329 del 28.05.1999, inerente la "esenzione dalla partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie” per ciascuna delle malattie croniche e invalidanti (fino all'ultimo Decreto del Ministero della Salute datato 23.11.2012 "Definizione del periodo minimo di validità dell'attestato di esenzione dalla partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie, rilasciato ai sensi del Decreto 28.05.1999, n.329"), non hanno incluso nell'elenco tra le patologie meritevoli di esenzione, l'endometriosi.
Perplessità permangono, nonostante tra i criteri di inclusione previsti dalle diverse normative vi siano: gravità clinica, grado di invalidità e onerosità della quota di partecipazione derivante dal costo del relativo trattamento. Pur essendo ben noto, infatti, che alcune forme di endometriosi presentano almeno due dei criteri sopra elencati (gravità e costi onerosi), la popolazione affetta da endometriosi - in specifico quella affetta dalle forme cliniche più gravi - ancora non può fruire dell'esenzione dal ticket per prestazioni sanitarie, per esami di laboratorio e strumentali e per farmaci, seppure la malattia sia cronica. Le donne sono, quindi, costrette a pagare interamente il ticket di esami, visite e farmaci che, vista la cronicità della patologia, possono rappresentare una spesa ingente nel bilancio familiare.
Non è possibile, quindi e a tutt'oggi, fruire del beneficio del "tesserino rosa" con il "codice di esenzione" rilasciato dalla ASL competente per territorio di residenza della donna affetta da endometriosi, indipendentemente dalla eventuale presenza di un riconoscimento di invalidità civile. Rimane unicamente la possibilità di esenzione con il "tesserino verde", legata al grado di invalidità civile, uguale o superiore ai 2/3 (dal 67% in su) che, con le tabelle di legge attuali, può essere raggiunto soltanto se all'endometriosi si associano altre patologie invalidanti.


Le capacità lavorative

Definizione

La medicina legale e la medicina del lavoro hanno finalità diverse. L’invalidità civile è un riconoscimento medico legale mentre sia l’avviamento lavorativo mirato, previsto dalla L.68/99, sia la sicurezza e la salubrità dell’ambiente lavorativo sono campi propri della medicina del lavoro.
Nell'ambito della medicina del lavoro, affrontando le problematiche connesse alle capacità lavorative, vengono considerate le relative basi per ogni singolo soggetto: biologica (validità psicofisica), culturale (preparazione tecnica) e attitudinale.
Quando una persona richiede una certificazione di disabilità ai sensi della L.68/99, infatti, viene elaborata una relazione volta a indicare la sua capacità globale per il collocamento lavorativo. Ciò viene fatto attraverso un’analisi funzionale: una valutazione cioè delle capacità o eventuali incapacità di cui la persona è portatrice; e non delle patologie o menomazioni da cui essa è affetta.
Le Commissioni Invalidi Civili prendono in considerazione la compatibilità tra capacità lavorative (‘semi-specifiche’) residue di ogni soggetto e un ventaglio di ambiti lavorativi teoricamente confacenti al soggetto in causa, indicando le forme di sostegno e gli strumenti tecnici eventualmente necessari, individuando anche le possibili tipologie di inserimento lavorativo.
Il riconoscimento della condizione di disabilità ex L.68/99, essendo finalizzato all’iscrizione nelle liste del collocamento dedicate, viene effettuato quando la persona ha avuto un riconoscimento di invalidità civile pari ad almeno il 46%.
Tale percentuale, infatti, è la percentuale minima per accedere al sistema del collocamento mirato previsto dalla L.68/99. Oltre a questa prima e più numerosa categoria di persone, sono tutelati dalla norma gli invalidi del lavoro con almeno il 34% di invalidità, le persone non vedenti e sorde, gli invalidi di guerra, civili di guerra e di servizio con riconoscimento tra la prima e l’ottava categoria.
I principi base che conformano la norma sul diritto al lavoro dei disabili prevedono che:
• presso i datori di lavoro con almeno 15 dipendenti, privati o pubblici che siano, deve esserci una quota di posti di lavoro (quota di riserva) occupati da persone con disabilità che sia proporzionale alle dimensioni dell’impresa;
• il collocamento al lavoro delle persone con disabilità deve essere mirato, avvenire cioè in un posto adatto e, ove necessario, essere supportato da “forme di sostegno, azioni positive e soluzioni dei problemi connessi con gli ambienti, gli strumenti e le relazioni interpersonali sui luoghi quotidiani di lavoro e di relazione.”
• nessuna persona con disabilità deve essere adibita a mansioni lavorative non compatibili con il suo stato di salute
In ragione di ciò le Commissioni per l’Invalidità Civile possono essere coinvolte anche per effettuare visite su richiesta dei lavoratori con disabilità oppure dei loro datori di lavoro (art.10 c3 L.68/99) per valutare la compatibilità tra le capacità funzionali e le condizioni di salute del lavoratore e il processo produttivo in cui è inserito.
Questa valutazione, che deve essere chiesta attraverso un apposito Comitato Tecnico costituito presso le Province, è un passaggio indispensabile prima di giungere alla risoluzione di un rapporto di lavoro di una persona assunta come lavoratore con disabilità a causa della sua non idoneità alla mansione.
Il Comitato Tecnico Provinciale, una volta interpellato, può esprimersi anche per la conferma della compatibilità tra lavoratore e mansione, oppure per una ricollocazione del lavoratore con disabilità su una diversa mansione disponibile presso il medesimo datore di lavoro.
Anche le persone già occupate presso datori di lavoro possono chiedere l’accertamento ex L.68/99 per essere computate in costanza del rapporto di lavoro nel numero dei disabili in quota di riserva.
E’ da sottolineare che, in questo caso, il datore di lavoro può computare il dipendente come invalido soltanto se questi ha ottenuto un riconoscimento di invalidità civile pari o superiore al 60%.
La persona riconosciuta invalida e disabile da parte dell’ASL e dell’INPS ha diritto a ricevere le certificazioni, con le relative percentuali, sia in forma completa, sia con omessi gli aspetti di maggior sensibilità in termini di privacy: anamnesi e diagnosi.
I documenti in quest’ultima forma potranno essere utilizzati per accedere ai servizi e ai benefici in cui è rilevante il solo dato “amministrativo” della percentuale di invalidità e non gli aspetti “sostanziali” relativi alla patologia di cui la persona è sofferente.
Le procedure correlate alla L.68/99 prevedono, inoltre, che venga redatta per ogni singolo soggetto che richiede i benefici previsti dalla normativa, una 'Relazione Conclusiva' da utilizzare come utile strumento ai fini dell'avviamento mirato.

LE RELAZIONI CONCLUSIVE DEVONO:

* raccogliere dati oggettivi e soggettivi riguardanti singolo soggetto
* essere circostanziate e discorsive, approfondite ed esaustive
* descrivere situazione fisico-funzionale del soggetto e suo “profilo socio-lavorativo”
* indicare possibili compiti/mansioni che soggetto con disabilità può svolgere
* descrivere possibili settori lavorativi in cui egli può essere inserito
* costituire concreto riscontro per il sistema domanda-offerta
* essere utili e necessarie a inserimento lavorativo mirato del soggetto con disabilità


CONTENUTO DELLA RELAZIONE CONCLUSIVA

Autonomie funzionali – (motricità soggetto e limitazioni funzionali con ripercussioni su attività lavorativa) - utilizzo mani in prensione e loro motilità, deambulazione, movimentazione manuale carichi, equilibrio in piedi, vista e udito; capacità di accesso autonomo a posto di lavoro (con la propria autovettura, mezzi pubblici, sempre accompagnato)
Fattori ambiente – (microclima, suoni/rumori, vibrazioni, illuminazione naturale e/o artificiale, ecc. per lavoro confortevole soggetto disabile)
Capacità comunicative, relazionali e cognitive – (aspetto esteriore persona; eloquio; immagine di sé; comprensione, apprendimento e attenzione; emotività; comportamento interpersonale; decisionalità e autodeterminazione/perseveranza; flessibilità e adattabilità; tolleranza a frustrazione; coscienziosità; abilità cognitiva; livello elaborazione)
Abilità professionali – (scolarità/competenze linguistiche; esperienze lavorative e cause eventuali fallimenti; attitudini e abilità sociali; manualità del soggetto e capacità di un’attività di squadra)
Aspirazioni lavorative e motivazione al lavoro e Suggerimenti relativi all’impiego lavorativo – (attitudine a tipologie di lavoro; orari, turni e ritmi di lavoro affrontabili; tipologia di attività consigliata, mansioni/compiti da escludere e/o sconsigliati, limitazioni



Per facilitare e sostenere l’integrazione lavorativa delle persone con disabilità sono previsti incentivi per l’assunzione di lavoratori che abbiano percentuali di invalidità superiori al 67% o patologie psichico-intellettive, così come contributi per l’adeguamento del posto di lavoro, per l'apprestamento di tecnologie di telelavoro o per la rimozione delle barriere architettoniche.
Meccanismi virtuosi previsti nella norma permettono il recupero di risorse dai datori di lavoro che non occupano tutta la quota di riserva cui sono tenuti. Queste risorse sono gestite dalle Regioni e dalle Province per trasformarle in servizi e supporti all’occupazione delle persone con disabilità.
Si deve però precisare che, nell'ambito della programmazione nazionale e regionale, le competenze attuative della L.68/99 sono in capo alle Province. Anche per questo motivo, il panorama italiano di applicazione della norma è molto differenziato, a seconda dei diversi territori che vengono considerati ed è bene informarsi in loco sulle possibilità offerte dai servizi e dalle istituzioni del proprio territorio.
In conclusione di questa sezione si deve richiamare una recente riforma legislativa (art. 9 del Decreto Lavoro 76/13) che, incorporando nel nostro ordinamento un passaggio cardine della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, prevede che i datori di lavoro, pubblici e privati, siano tenuti ad adottare «accomodamenti ragionevoli» nei luoghi di lavoro per garantire la loro piena eguaglianza con gli altri lavoratori. Si tratta di una innovazione fondamentale perché, a differenza della legge specifica 68/99, questo principio riguarda tutti i lavoratori con disabilità (anche se con riconoscimento inferiore al 46%) e tutti i datori di lavoro, compresi quelli non sottoposti agli obblighi di assunzione perché al di sotto delle soglie occupazionali previste.

Modalità di richiesta

La persona che ritiene di potere ottenere i benefici previsti dalla L.68/99, in relazione alla opportunità di un avviamento lavorativo mirato e del suo 'computo', qualora già assunta, può avviare le relative pratiche, meglio se contestualmente a quelle per il riconoscimento dell'invalidità civile e/o del suo aggravamento. L'iter e le procedure sono assimilabili a quelle descritte per la richiesta dell'invalidità civile e dello stato di handicap.


Il medico del lavoro competente e le normative di igiene e sicurezza sul lavoro

Il medico del lavoro competente


Definizione, compiti e funzioni, attivazione del suo intervento

Una delle figure più importanti, che si occupano di vigilare sulla sicurezza sul lavoro, è il medico del lavoro competente, il quale, all’art.2, comma 1, lettera h del D.lgs. 81/08, viene definito come quel medico avente i titoli che soddisfano i requisiti formativi e professionali necessari per collaborare, con il datore di lavoro, al fine di effettuare una sorveglianza sanitaria idonea, in tutti i luoghi in cui avvengono mansioni lavorative, al fine di valutare i potenziali rischi per la salute dei lavoratori.
I suoi sono quelli di redigere, in collaborazione con il datore di lavoro, un documento sui rischi presenti sul posto di lavoro e una valutazione degli stessi. Inoltre si occupa della sorveglianza sanitaria, di cui all’art.41 D.lgs. 81/08 ed è anche tenuto a effettuare: visite mediche preventive dei lavoratori al fine di escludere la possibilità di inabilità alle mansioni lavorative degli stessi e visite mediche periodiche dei lavoratori al fine di esprimere giudizio di idoneità alle mansioni svolte; su richiesta del lavoratore per ragioni di salute correlate al lavoro, quando il medico competente le ritenga inerenti alle mansioni lavorative svolte; in caso di cambio di mansione del singolo lavoratore; in caso di cessazione del rapporto lavorativo la dove previsto dalla legge. Oltre a questi obblighi, il medico competente ha il dovere di riportare, in sede di riunione, ai responsabili della sicurezza e al datore di lavoro i risultati aggregati delle sue valutazioni sulle situazioni di rischio negli ambienti di lavoro. Inoltre, ha il compito di visitare i luoghi di lavoro almeno una volta l’anno, per accertarsi delle condizioni di salute e sicurezza della forza lavoro. Custodisce, infine, le cartelle sanitarie dei singoli lavoratori e tutti i documenti sanitaria sotto la sua responsabilità.

Le normative di igiene e sicurezza del lavoro

L'attività sanitaria da svolgere a cura del medico del lavoro competente aziendale è una funzione molto delicata nei confronti del soggetto con disabilità e portatore di handicap. Il medico competente deve essere capace di comprendere la disabilità del lavoratore e di sapere ascoltare il linguaggio verbale e non di questo, sia di instaurare con lui un ‘contatto fisico’.
La visita medica va, così, intesa anche come gesto di condivisione e solidarietà con la sua condizione, per cui tale pratica non è né deve essere diversa da quella indirizzata agli altri lavoratori definiti ‘normali’. Diversamente si rischierebbe di ghettizzare ulteriormente queste persone, proprio attraverso un’attività che deve servire anche a una maggiore integrazione in ambiente di lavoro.
Come già detto, il datore di lavoro non può chiedere a un lavoratore con disabilità prestazioni lavorative non compatibili con le sue minorazioni e, in caso di aggravamento delle condizioni di salute o di significativa variazione del lavoro, il lavoratore con disabilità può chiedere che sia accertata la compatibilità tra le mansioni a lui affidate e il suo stato di salute.
Nelle medesime ipotesi, il datore di lavoro può chiedere che vengano accertate le condizioni di salute del lavoratore con disabilità per verificare se, a causa delle sue minorazioni, egli possa continuare a essere utilizzato presso l’azienda. Soltanto in questo caso è possibile derogare a quanto all’art.2103 del Codice Civile, ricorrendo al demansionamento, per lavoratori divenuti disabili nel corso del rapporto di lavoro, purché non a causa di infortuni o malattie professionali nella medesima azienda.
Nel caso di disabile assunto in quota di riserva ex L.68/99, il giudizio di idoneità alla mansione specifica da parte del medico competente non potrà non tener conto della valutazione espressa dalla commissione medica certificatrice nella Relazione Conclusiva.
In costanza di rapporto di lavoro, in relazione a specialità della norma che regola la materia, è da considerare la possibilità di ricorso alla procedura dettata da art.10 L.68/99 e dall’art.8 del DPCM 13.01.00 che non misura l’idoneità, bensì il concetto, sicuramente meno stringente, di “compatibilità” del lavoratore con la mansione e con il contesto lavorativo. e che coinvolge un soggetto terzo, il Comitato Tecnico Provinciale, per esprimere parere super partes e vincolante sia per il datore di lavoro, sia per l’occupato con disabilità).

Sorveglianza Sanitaria (DLgs.81/08 modificato da art.26 Dlgs.106/09)

Art. 41. Sorveglianza Sanitaria
2 e-tris) - visita medica precedente a ripresa del lavoro, a seguito di assenza per motivi di salute di durata superiore ai 60 giorni, al fine di verificare l’idoneità alla mansione;2-bis) - Visite mediche preventive possono essere svolte in fase preassuntiva, su scelta del datore di lavoro, dal Medico Competente o dai Dipartimenti di Prevenzione delle ASL (omissis).6 - Medico Competente, sulla base delle risultanze delle visite mediche di cui al comma 2, esprime uno dei seguenti giudizi relativi alla mansione specifica: (omissis)
Art. 42. Provvedimenti in caso di inidoneità alla mansione specifica
1. Datore di lavoro, pure in considerazione di quanto alla L.68/99, in relazione a giudizi ex art.41, c.6, attua le misure indicate dal Medico Competente e qualora le stesse prevedano un'inidoneità alla mansione specifica adibisce lavoratore, ove possibile, ad altra mansione compatibile con suo stato di salute. (riferimento a art.10 cc.2-3 L.68/99)

Il giudizio di compatibilità da parte del medico competente tra la persona ed il posto di lavoro deve basarsi sulle seguenti considerazioni :
a. l’handicap lavorativo non è necessariamente legato alla disabilità di base della persona, ma deriva il più spesso da una incongruenza nell’interazione dei due sistemi: l’uomo e l’ambiente globalmente inteso;
b. la definizione di capacità lavorativa di un individuo deve, pertanto, essere di tipo ‘specifico’, cioè basata sull’analisi della sua capacità funzionale residua, associata alla sua preparazione culturale e professionale, comparata alle richieste operative (fisiche, mentali e relazionali) del compito (vedi il caso dei non vedenti che possono svolgere senza handicap il lavoro di centralinisti);
c. il giudizio di ‘idoneità’ al lavoro specifico, per essere realmente efficace, non può comunque limitarsi ad un accoppiamento meccanicistico tra richieste del compito e caratteristiche funzionali della persona ma deve essere adeguatamente supportato da una serie di attività volte a ottimizzare l’interazione tra uomo e organizzazione del lavoro”.
Nei casi in cui sono da inserire / mantenere in azienda soggetti portatori di handicap, inoltre, sono da considerare - in particolar modo da parte del medico del lavoro competente aziendale - anche e ancor più che di routine:pericoli e rischi correlati al sistema organizzativo aziendale e attribuibili sia alle relazioni (orizzontali e verticali) esistenti, con riferimento a mansioni in esame e a chi vi è coinvolto, sia alla cultura aziendale.

La richiesta di intervento da parte del medico del lavoro competente

In merito a quanto previsto dall'artt.41 e 42 del D.lgs.81/08, sopra citati, si consiglia alle donne interessate di redigere la seguente lettera di richiesta al fine di essere valutate espressamente dal medico competente in relazione al loro stato di salute (funzionale e organico), alla mansione specifica da loro svolta e alla compatibilità di questa con la loro situazione sanitaria, alle loro capacità a seguito di una patologia ritenuta invalidante e a eventuali modifiche dell'attività lavorativa e dell'organizzazione del lavoro aziendale.

Al medico competente dell'azienda ...............................

La sottoscritta ……................., dipendente della azienda ....................……, chiede visita medica di sorveglianza sanitaria speciale ai sensi dell’art. 41 comma 2 lettera c) del D.lgs.81/08 e s.m. e i. per ragioni di salute correlate all’attività lavorativa svolta e perchè, assente dal lavoro da più di 60 giorni, intenderebbe ritornare al lavoro e, pertanto, essere sottoposto ad accertamenti sanitari come previsto dal comma 2 lettera c-ter) del citato art.41 del D.lgs.81/08 e s.m. e i. .
Ogni eventuale documentazione clinica verrà esibita soltanto al medico competente direttamente al momento della visita medica .
Rimango in attesa di Vs cortese riscontro e della relativa convocazione a visita.
Distinti saluti.
In fede
Sig.ra ……………………………………

Per ricevuta (data e firma + timbro) ……….........................


Alcune considerazioni umane e professionali sulla gestione della problematica da parte delle dirette interessate.

Di seguito al breve excursus nelle normative dell'invalidità civile e su alcuni aspetti della medicina del lavoro, porgo alcune riflessioni che nascono dalla esperienza maturata negli anni in merito a disabilità e lavoro. In prima istanza, si consiglia alle donne che leggono queste righe di non proporsi a priori di ottenere il riconoscimento dell'invalidità civile, magari con una determinata percentuale. Ciò non perché si debba delegare in bianco la propria e specifica problematica di salute alla Commissione e ai medici, ma perché gli aspetti clinici e medico legali sono molto complessi e delicati. Bisogna essere senz’altro persone informate opportunamente, ma non è possibile sostituirsi ai medici clinici o ai medici legali.
D'altra parte qualunque medico, quando effettua una prestazione sanitaria, dovrebbe garantire a coloro che gli si rivolgono una prestazione professionale dignitosa e, contestualmente, dovrebbe preoccuparsi di assumere un atteggiamento empatico e di utilizzare un linguaggio comprensibile.
Le donne dovrebbero rivolgersi prima al proprio medico curante – medico di medicina generale - (e non all'INPS, parlando magari con impiegati amministrativi, che pur svolgendo dignitosamente il loro lavoro non sono medici) al fine di essere avviate allo svolgimento di tutti gli accertamenti clinici (visite specialistiche, esami strumentali e di laboratorio) utili per inquadrare le specifiche situazioni. Si concorda appieno con quanto affermato dalle donne, nel caso specifico affette da endometriosi, che ogni storia è a se stante.
Per i medici che provengono da una certa scuola di pensiero la cosiddetta 'patologia' (in questo caso definita semplicemente endometriosi e non come altre in modo criptico: 'morbo di …' o 'sindrome di …') costituisce una 'convenzione' tra gli addetti al mestiere. In situazioni come quella in oggetto è più opportuno indagare e descrivere in dettaglio i segni e i sintomi narrati e vissuti dalla donna, con i relativi 'danni'/'limitazioni' 'funzionali' e 'organici'. Questo approccio basato sulla 'semeiotica' rispetta maggiormente la soggettività della donna affetta da endometriosi, così come quella di tutti i pazienti e permetterebbe, in occasione della seduta della Commissione di Prima Istanza, di individuare magari delle specifiche voci tabellate o da ascrivere alla tabelle del Decreto Ministeriale 5.2.1992, tramite il criterio di "analogia".
I medici curanti, così invieranno le donne dagli specialisti nelle diverse discipline coinvolte e raccoglieranno tutta la documentazione ritenuta necessaria al fine di ottenere i relativi benefici dall'eventuale riconoscimento dei invalidità civile. E' preferibile e opportuno che gli specialisti consultati siano afferenti a strutture sanitarie pubbliche e/o private accreditate. Questi provvederanno a descrivere i disturbi accusati e i deficit rilevati e le loro basi funzionali e organiche, restituendo al medico curante le loro relazioni cliniche specialistiche. Il medico di medicina generale provvederà ad avviare la domanda di invalidità civile e, se ritenuto opportuno, anche per fruire dei benefici della L.104/92 agli uffici preposti, descrivendo in dettaglio i segni e i sintomi presentati dall'assistita e facendo riferimento esplicito alla relativa documentazione clinica specialistica rilasciata al soggetto e da esibire in copia al momento della valutazione in Commissione.
In particolare andranno descritte le caratteristiche delle algie più o meno 'invalidanti' che affliggono il singolo soggetto e il coinvolgimento rilevato della sfera psicologica della donna, specie in relazione alla sua vita di relazione, compresa quella lavorativa, magari con la necessità di un sostegno psicoterapeutico.
Il medico curante dovrebbe avere una importante funzione di counseling nei confronti dell'assistita e di filtro verso la Commissione Invalidi (per non sovraccaricarli di pratiche magari talvolta non meritevoli di valutazione in quella sede), valutando in modo condiviso con il soggetto interessato l'opportunità o meno di fare domanda di Invalidità civile. E' espressamente previsto che questa figura (o altro medico scelto dal donna, medico specialista o medico legale), inoltre, possa presenziare alla seduta della commissione Invalidi e assistere il proprio paziente in qualità di medico di fiducia.
E' più che comprensibile il disagio per le spese mediche accusato da queste donne, ma bisogna considerare, seppur non giustificare, il fatto che puntualmente lo stato sociale viene meno in periodi di profonda crisi economica e strutturale come quello attuale, per cui l'istituzione copre sempre meno anche le spese mediche. Inoltre, molte persone lamentano anche 'poca umanità' dei medici delle Commissioni; può essere una critica, si pensi però al fatto che queste attività sono spesso gestite in modo quanto meno problematico dall'ente pubblico (un afflusso di 20 persone ogni pomeriggio per le quali è previsto che si valuti soltanto la documentazione cartacea) con la finalità anche di ridurre le cosiddette 'liste di attesa'. Teniamo presenti questi aspetti nell'ottica del mantenimento, della difesa e di una possibile crescita dei propri diritti da parte di queste donne, bisogna però essere realisti e non mettere tutte le possibili e pur giuste critiche in un unico calderone, rischiando di perdere di vista degli obiettivi reali, la tutela della propria eventuale disabilità (singola e di gruppo) e del proprio lavoro nel caso oggetto di questa trattazione.


Un'altra possibilità …

In prima istanza, quindi, il medico del lavoro competente deve considerare lo stato di salute, nel caso specifico, della donna lavoratrice affetta da endometriosi a seconda dello stadio della patologia e dell'insorgenza (subdola) dei sintomi di questa. A seguito della valutazione clinica oggettiva della situazione, egli potrebbe definire, in relazione alle sue competenze, le modalità e i tempi di possibile espletamento delle mansioni da parte della donna interessata, concordando ovviamente il percorso anche con il datore di lavoro (oppure il dirigente e/o il preposto nelle specifiche realtà lavorative) e il Responsabile del Servizio di Protezione e Prevenzione (figura della prevenzione prevista dal D.Lgs.81/08 e s.m. e i.).
Ricordando che, come già riferito, dopo il Decreto 76/13 i datori di lavoro, pubblici e privati, sono tenuti ad adottare «accomodamenti ragionevoli» nei luoghi di lavoro per garantire la piena eguaglianza dei lavoratori con disabilità con gli altri dipendenti.
La donna, potrebbe, così, fruire di periodi di malattia certificati dal proprio medico curante, in relazione all'entità e alla durata della sintomatologia e, in alcuni casi si potrebbe pensare anche a una ulteriore 'via d'uscita', ricorrendo alla cosiddetta 'Banca delle Ore', come possibile percorso alternativo, e soltanto in attesa di una nuova e più favorevole proposta di revisione delle tabelle indicative delle percentuali di invalidità per le menomazioni e malattie invalidanti, che inquadri meglio la problematica dal punto di vista clinico e anche medico legale.
Questo istituito è stato recepito in alcuni contratti di lavoro, al fine di mettere i lavoratori in grado di fruire, in modo retribuito o come permessi compensativi, delle prestazioni di lavoro straordinario, con un conto individuale per ciascun lavoratore.
Per poter dare applicazione alla disciplina della 'Banca delle Ore', deve essere anzitutto fissato, con un contratto decentrato, il numero massimo delle ore di lavoro straordinario che può essere destinato alla detta Banca. Tale numero deve essere, evidentemente, ricompreso all'interno di quello massimo relativo alle prestazioni straordinario che ogni dipendente può in concreto effettuare nel corso dell'anno, in base alla quantità delle risorse disponibili, in relazione a uno specifico contratto decentrato di lavoro
Nel conto ore confluiscono, su richiesta del dipendente, le ore di prestazione di lavoro straordinario, debitamente autorizzate nel limite complessivo annuo stabilito a livello di contrattazione decentrata integrativa, da utilizzarsi entro l’anno successivo a quello di maturazione.
Le ore accantonate possono essere richieste da ciascun lavoratore o in retribuzione o come permessi compensativi per le proprie attività formative o anche per necessità personali e familiari.
L’utilizzo come riposi compensativi, con riferimento ai tempi, alla durata e al numero dei lavoratori, contemporaneamente ammessi alla fruizione, deve essere reso possibile tenendo conto delle esigenze tecniche, organizzative e di servizio.
Questa opportunità non è da considerare, certo, la soluzione alla problematica oggetto della presente trattazione, ma potrebbe costituire una opportunità per le donne affette da endometriosi non considerate invalide civili e che, quindi, non possono fruire di permessi retribuiti correlati al loro stato di malessere, senza vedersi magari costrette a chiedere la modifica del loro contratto di lavoro, passando a tempo ridotto, con penalizzazioni economiche.



Credits: http://www.endoassoc.it/LAMALATTIA/Invalidit%C3%A0etutela.aspx
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